Emozioni sentimenti e stati d'animo


Qual’è la differenza fra sentimenti ed emozioni?

Questi vissuti sono un po’ il "sale" della vita, perciò la domanda è un ottimo spunto per approfondire distinzioni di significato che spesso risultano trascurate mentre sono molto utili per una migliore comprensione dei fatti emotivi.

Con emozione (moto dell’animo) indichiamo ciò che proviamo reagendo ad uno stimolo, anzi meglio al significato che attribuiamo allo stesso. Abbiamo quindi il riconoscimento del valore da noi attribuito ad un evento e immediatamente una risposta emotiva che interessa il nostro corpo.

Il senso (la finalità) più evidente delle emozioni appare quello di stimolare un’adeguata reazione comportamentale. Mi accorgo di un pericolo, provo paura, scappo, chiedo aiuto o mi difendo. Un evento mi apre nuove interessanti opportunità, provo gioia e corro a condividerla con i miei amici più cari.

Esistono altresì fenomeni reattivi molto rapidi, essenziali per la sopravvivenza, attraverso i quali reagiamo anche prima di un riconoscimento, pienamente cosciente, degli stimoli, ma in questi casi non parliamo propriamente di emozioni.

Mentre le emozioni puntualizzano la nostra reattività agli eventi della vita, i sentimenti accompagnano in maniera più duratura gli investimenti affettivi che operiamo intorno a noi. Chiamiamo, infatti, sentimento ciò che proviamo verso un "oggetto", persona, cosa o situazione che assuma un valore relativamente stabile per noi, o meglio, in relazione ai nostri bisogni e desideri. Sono sentimenti l’amore, l’innamoramento, l’odio, l’invidia, la gelosia. La funzione dei sentimenti appare verosimilmente quella di sostenere questi investimenti.

Gli stati d’animo hanno apparentemente una natura più rarefatta mentre sono importantissimi poiché accompagnano emotivamente il senso che attribuiamo alle situazioni ed in definitiva alla vita stessa. Sono coerenti con le nostre opinioni e decisioni più profonde e spesso, come queste, sono stabili e impermeabili. Se i nostri stati d’animo abituali non ci piacciono, sono probabilmente proprio le opinioni e decisioni centrali che dobbiamo verificare, magari con la consulenza di un esperto.

Imparare a riconoscere i vari aspetti della vita emozionale aiuta a gustarla meglio, un po’…come imparare a gestire il sale in cucina.

L'AMORE

"Che cosa è l’amore?". Domanda che non è esattamente come chiedere: "Che ore sono?".
Ogni forma di conoscenza ha un carattere arbitrario, relativo alla soggettività di chi la costruisce. La conoscenza relativa all’amore sconta questa soggettività più di quanto non avvenga per ogni altro argomento.

L’amore è un processo che vede coinvolti due, o più, soggetti in pensieri, sentimenti e azioni. Per capire il senso e gli avvenimenti di questo processo, occorre innanzi tutto stabilire chi sia il "soggetto". Può essere: la natura, che, per i suoi fini, attraverso l’amore, spinge gli uomini a…

Amore, entità metafisica capace di colpire le menti e i cuori, che modifica il corso della vita dei fortunati, o malcapitati, a suo piacimento; le persone coinvolte, come solo la proiezione dei propri desideri su un’altra persona può coinvolgere, che agiscono in funzione dei propri desideri.

Queste ultime appaiono come i soggetti più reali e concreti. Soggetti parzialmente autonomi, orientati dalla natura verso percorsi amorosi affettivi e sessuali, in parte codificati dai geni e dalla cultura. Se i soggetti sono le persone interessate, in prima istanza è verosimile che queste agiscano in funzione di proprie aspirazioni soggettive, o almeno cosi vivono i programmi che la natura ha messo dentro di loro.

Che cosa fanno le persone in amore? Desiderano, anelano, cercano qualcosa che evidentemente pensano di non avere, o di non avere appieno.  Fino a quando? Fino a quando non la ottengono, allora si sentono sazi, e la sazietà satura l’amore che può divenire affetto o indifferenza..

Quando invece si rendono conto che non riusciranno ad ottenerla, il risentimento e l’odio prendono il posto l’amore. Cosa si desidera in amore? Ciò che, siamo convinti, ci renderà felici per sempre.
Ma l’amore è più vicino all’altruismo o all’egoismo? Anche se tutti i seduttori affermano "lo faccio per te", è più verosimile che lo facciano per…se.

LA GIOIA

Le emozioni ci spingono ad agire per soddisfare i nostri bisogni e desideri. La rabbia ci fornisce la forza per difendere i nostri interessi; la paura dona velocità alla fuga da seri pericoli, o c’induce a chiedere aiuto per fronteggiarli. Infine il dolore e la tristezza ricordano che il vuoto lasciato da chi abbiamo amato chiede di essere riempito.
Queste emozioni sono importanti ed essenziali, ma non si può affermare che siano esattamente piacevoli. Ora, invece, prendiamo in considerazione un’esperienza dichiaratamente godibile: la gioia.

Quest’emozione va considerata – a mio avviso – distinta dallo stato di soddisfazione, che si prova quando un bisogno o un desiderio sono stati soddisfatti.
La gioia sollecita, infatti, nuove azioni piuttosto che prendere atto di quelle già compiute con successo. Attiva la mente ed il corpo per "andare avanti". Si prova quando un evento, a lungo ricercato o improvviso, risulta favorevole alla realizzazione di un obiettivo importante o di un sogno. Grande è la gioia di colui che consegue una laurea e pensa alla possibilità di una brillante carriera in una vita adulta ed indipendente. Ricevere un’eredità che moltiplichi le nostre possibilità economiche, incontrare uno sguardo che prometta piacevoli disponibilità future o scoprire in un libro risposte ad antichi interrogativi suscita quell’emozione che può darci l’energia e la voglia di cogliere le opportunità che si presentino.

La gioia si accompagna naturalmente al desiderio di condividere con le persone vicine le buone novità: "Sai mi sposo", "ho un nuovo lavoro", "ho vinto alla lotteria".
Ciò è molto importante poiché, se la gioia ci spinge ad andare avanti, è opportuno comunicare agli altri il nostro desiderio di portarli con noi piuttosto che lasciarli indietro.

La preoccupazione per azioni malvagie di altri spinti da invidia o competitività, induce molti a tenere la gioia dentro di sé trovando più prudente mostrarsi indifferenti, scontenti o preoccupati.
Alcune persone, forse in attesa di essere compensate con una gioia futura più grande, accettano quei messaggi della nostra cultura che colpevolizzano il piacere e la gioia mentre si sforzano di nasconderla anche a se stessi.

Per accedere pienamente alla gioia, occorre accettare che la propria crescita può lasciare momentaneamente indietro altri mentre quella altrui può farci sentire in svantaggio. Se la gioia punteggia la crescita di una persona, questa ha maggiori possibilità di autorizzarsi a viverla assumendo la convinzione che valorizzare la propria esperienza e cogliere le opportunità è meglio che rimpiangere ciò che avremmo potuto fare per noi stessi e per gli altri. Coloro che si orientano in questo modo di solito hanno gran fascino e riescono a suscitare, attraverso i loro autentici inviti alla condivisione della propria gioia, più ammirazione che invidia.

E i buontemponi che ridono sempre? Meglio diffidare. A questo mondo non mi sembra che ci sia sempre da ridere. Lo sanno bene i confidenti e gli psicoterapeuti che si prendono cura, per amicizia o per mestiere, della depressione nascosta di queste maschere dell’allegria.
Per fortuna, molte persone, seguendo un positivo evolversi della nostra cultura, mi sembra stiano imparando a gioire schiettamente delle nuove opportunità. Sta a noi scegliere di essere fra queste.

LA PAURA

La mente e il corpo reagiscono agli stimoli con un insieme di sensazioni che assumono per noi un significato. Chiamiamo emozione, moto dell’animo, questa esperienza.
I più comuni segnali di quell’emozione a cui abbiamo dato il nome di paura sono noti a tutti: tremori, rigidità muscolare, secchezza delle fauci, pallore, sudorazione.

La paura è l’emozione che ci avverte di un pericolo sollecitandoci ad intervenire per proteggerci e difenderci, pertanto è utile, anzi necessaria. Se non ci fosse, saremmo portati a correre con indifferenza gravi rischi e la nostra stessa sopravvivenza potrebbe risultare compromessa. Provate infatti ad immaginarvi alla guida di un’auto completamente privi della paura: al primo semaforo potrebbe anche andar bene, al secondo… forse, al terzo!…

Gli uomini senza paura hanno lunga vita solo nei film. Come una spia luminosa, la paura ci segnala pericoli evidenti e nascosti spingendoci a ricercare una difesa adeguata.

Quanti modi abbiamo per provvedere quando ci appare il segnale di questa spia luminosa? Almeno tre. Il primo è scappare: la fuga è la risposta più immediata di fronte ad un pericolo imminente, ed in molti casi risulta appropriata ed efficace. Se siamo aggrediti da chi è più forte di noi, tanto da rendere inutile ogni difesa, la fuga consente di salvaguardare la nostra integrità. Possiamo per altro, allo stesso modo, sfuggire situazioni sociali o circostanze che comportino gravi rischi per noi.

In molti casi una difesa è possibile a patto di non ostinarci a contare solo sulle nostre forze. Altre persone possono avere le risorse per fronteggiare un pericolo che incombe, e magari sono disposte a metterle a nostra disposizione.

Chiedere aiuto è la seconda possibilità. Per farlo occorre rinunciare ad un po’ del nostro orgoglio e, affinché l’aiuto sia effettivo, scegliere bene a chi chiederlo, e come.

Tutti possiamo avere bisogno di aiuto pertanto, oltre a poter contare sull’affetto e l’amicizia delle persone care, si può fare affidamento sulla reciproca possibilità di soccorso in momenti di bisogno. In questi casi le cose vanno meglio se si sono fatti contratti chiari ed espliciti: "ti aiuterò a preparare il tuo esame per il quale sei in difficoltà, se tu il prossimo Natale mi darai una mano a ridipingere la mia stanza".

Occorre fare attenzione a coloro che offrono aiuto prima che sia richiesto: conviene indagare bene cosa, consapevolmente o no, si aspettano in cambio. Quando mi rispondono "ma niente, naturalmente", i miei sospetti hanno un motivo in più. Se neppure l’aiuto di altre persone ci salvaguarda dai pericoli e permane la paura per cose più grandi di noi, come gli eventi sfavorevoli del caso o quelli naturali (malattia o morte), la cosa migliore è provare ad essere saggi accettando i propri limiti e la propria fragilità.

Le nostre paure possono riferirsi ad eventi reali ed obiettivamente pericolosi o legarsi a fantasie che appaiano pericolose solo soggettivamente. Tutti possiamo incorrere in questo tipo di esperienze e sentirci inspiegabilmente timorosi in relazione a motivi che altre persone trovano inconsistenti. Se queste emozioni cominciano a dominare la nostra vita, conviene consultare uno specialista di cure psicologiche.

La manifestazione estrema della paura è il terrore: il pericolo è grande, imminente e grave. Non è un’esperienza gradevole, solo quelli molto bravi riescono a gestirla.

La paura consente la nostra sopravvivenza pertanto è bene imparare a considerarla una preziosa alleata che possiamo apprendere a gestire ed a utilizzare per la nostra protezione.

IL DOLORE

Abitualmente chiamiamo dolore quel senso di costrizione nel petto, mancanza di forze e desiderio di chiuderci in noi stessi che proviamo quando perdiamo qualcuno, o qualcosa, cui tenevamo molto.

La perdita può riguardare una persona importante nella nostra vita affettiva, un lavoro che ci garantiva sicurezza economica, ma anche un compagno di giochi con cui eravamo abituati a condividere esperienze piacevoli. Quando il vuoto lasciato da questa perdita permane a lungo e non riusciamo a riempirlo, il dolore assume quella forma soffusa e durevole che chiamiamo tristezza.

Che cosa possiamo fare per risolvere efficacemente la situazione di vuoto creata da una perdita? Per spegnere la lacerante spia del dolore o quella più tenue, ma opprimente, della tristezza?
I bambini che hanno la sventura di perdere la presenza della madre senza trovare un valido sostituto, tendono a chiudersi e diventare abulici per trattenere e sentire meglio se stessi, e ciò che rimane loro.

Anche gli adulti tendono a reagire ad una grave perdita nello stesso modo. In questi difficili momenti, se abbiamo la fortuna di avere accanto persone disponibili, possiamo chiedere loro conforto attraverso manifestazioni affettuose ed amorevoli: un caldo abbraccio può alleggerire il dolore. Il conforto peraltro è come un farmaco che fa scendere la febbre senza curare veramente la malattia. E’ proprio il desiderio di far cessare la sofferenza, invece, che ci spinge a cercare una compensazione.

Un nuovo lavoro o un amore nascente possono cancellare, lentamente o di colpo, la perdita subita e, conseguentemente, la sofferenza dolorosa. I più bravi nel cogliere ciò che c’è di buono nelle esperienze, possono considerare che ad ogni perdita consegue almeno un aspetto positivo: creare spazio per nuove esperienze. Costoro potranno reagire alle perdite non solo con la tristezza, ma anche con quel sentimento di speranza che accompagna il nascere di nuove opportunità.

E quando la perdita è veramente incolmabile ed insostituibile mentre la strada per lo sconforto e la disperazione appare spianata? Se riusciamo ad attivare la parte più matura e saggia di noi, abbiamo ancora una possibilità: accettare i limiti stessi della vita e del mondo. Nella vita si nasce, si opera e si muore (a volte anche precocemente) e noi esseri viventi, in ultima analisi, non possiamo che accettare questi limiti.

L'AMICIZIA

L’amore ha un oggetto di desiderio, l’affetto, un’affinità, quasi un’integrazione, con l’oggetto mentre nell’amicizia l’oggetto del sentimento è "altro", ma sta dalla nostra stessa parte.

Con un amico condividiamo desideri, interessi (per oggetti terzi), modi di vedere il mondo, attività. Da lui ci aspettiamo che pensi, senta e faccia come noi, con noi, per noi. Oppure in modo complementare a noi. Se ci accorgiamo che desideriamo qualcosa di lui, di fatto, lo stiamo amando, se cominciamo a vederlo come parte di noi, l’amicizia si sta trasformando in affetto. L’amicizia può convivere con l’affetto e la gelosia, meno con l’amore, mai con l’innamoramento.

Il sentimento dell’amicizia sostiene le alleanze, aiuta nelle angosce, consente di sentirsi meno soli, a volte, ma non frequentemente, promuove la realizzazione di progetti.

La strada per l’amicizia è preparata e favorita da quella sorta di proto sentimento che chiamiamo simpatia. Quando il sentimento dell’amicizia diviene risentimento acquista i connotati del livore.

Una buona amicizia non è fatta solo di buone azioni, si può competere, misurarsi, gareggiare, sgomitare, sfottersi mentre è necessario stimarsi.
Le amicizie, come gli amori, durano finche durano gli interessi concreti o psichici, che le sostengono.

(DeLucia & DeLucia - Analisti transazionali)

 

Gregg Braden
 

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